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Emergenza Centro Italia, le voci degli infermieri dai luoghi del disastro – Federazione IPASVI

Comunicato estratto dal sito ufficiale della Federazione dei Collegi IPASVI (Link dell’articolo Originale QUI)

27/01/2017 – Abruzzo tra neve e terremoto: i racconti di quelle ore, anche se la situazione si va normalizzando, rendono l’idea dell’impegno e della professionalità dimostrata sul campo non solo nei momenti più caldi, ma in modo continuo, 24 ore su 24 

Silenzio assoluto. Suoni ovattati in mezzo a una distesa di neve compatta in cui si vedeva solo un pezzo di tetto e un muro della zona d’ingresso. Neve e pezzi di alberi e ciò che era arrivato con la valanga e aveva sommerso tutto. Nulla di più.
E’ l’immagine dei primi soccorritori giunti all’Hotel Rigopiano dopo la valanga del 18 gennaio.
Una delle emergenze più gravi che in queste settimane hanno impegnato in Abruzzo in prima linea tutti gli infermieri. E i loro racconti di quelle ore, anche adesso che la situazione si va normalizzando, rendono l’idea dell’impegno e della professionalità dimostrata sul campo non solo nei momenti più caldi, ma in modo continuo, 24 ore su 24.
A sottolinearlo sono i presidenti dei Collegi Ipasvi coinvolti e chi, in prima linea, ha affrontato situazioni davvero ai limiti della insostenibilità.
La gestione dell’emergenza
“Una scena apocalittica” descrive Mauro D’Agostino, infermiere coordinatore al 118 di Pescara, tra i primi a raggiungere con la colonna mobile dei soccorsi il luogo dove prima c’era il resort Rigopiano. E su questa scena una fila di mezzi che risalgono la montagna dietro a una turbina che fa fatica a farsi strada nella neve tra i detriti che devono via via essere allontanati dai Vigili del fuoco. Una colonna composta anche dal Soccorso alpino, dalle forze dell’ordine, dal 118 e con due ambulanze 4×4, una Panda 4×4 e un fuoristrada.
“Il tentativo di raggiungere l’Hotel con l’elicottero – spiega D’Agostino – era fallito per le condizioni meteo impossibili e la colonna era stata costretta ad avanzare in alcuni punti a una velocità di nemmeno un chilometro l’ora: è inimmaginabile l’angoscia di chi sa che deve far presto e avanza in queste condizioni. Quando siamo arrivati a destinazione sapevamo, grazie al soccorso alpino che ci aveva preceduto e aveva portato in salvo i primi due sopravvissuti che al momento della valanga erano uno fuori dell’albergo e uno nei locali caldaia di cemento armato che hanno retto all’urto, cosa ci aspettava. Eravamo pronti a tutto: dopo il terremoto dell’Aquila abbiamo fatto scorte di materiali per le maxiemergenze e non mancava nulla. Pronti a tutto si, ma non a una valanga come quella che avevamo difronte. Anche i colleghi del soccorso alpino di Brescia che con l’elicottero del 118 di Torino e la colonna mobile dell’Areu lombarda sono intervenuti  dandoci una mano essenziale nelle operazioni, pur con la loro lunga esperienza di situazioni critiche in montagna, hanno affermato che una valanga così non gli era mai capitata. E quando siamo arrivati ci siamo resi conto che la situazione era devastante”.
Il racconto di D’Agostino – interrotto solo dall’ennesima emergenza, questa volta quella dell’elicottero che si è schiantato nei pressi di Campo Felice con la morte dell’intero equipaggio tra cui un infermiere (VEDI) e del paziente che trasportava – è quello di chi vive ogni giorno situazioni critiche per garantire aiuto e assistenza, per salvare vite umane, ma che mai si è trovato in condizioni limite di questo tipo: oltre la valanga c’era da far fronte contemporaneamente all’esondazione del fiume Pescara, comuni isolati e senza elettricità, due intossicazioni da monossido impossibili da raggiungere, le scosse di terremoto. “In più, alcuni anziani – prosegue D’Agostino – scappando dal sisma erano usciti di casa, ma poi il tetto è crollato e si sono trovati all’addiaccio nelle neve alta oltre due metri ed era impossibile avere loro notizie”.
Arrivati a Rigopiano, i soccorritori hanno dovuto modificare subito l’assetto dei soccorsi: quattro ambulanze medicalizzate, squadre di infermieri sul posto giunti anche dalle centrali operative di Chieti e L’Aquila, una postazione nel comune di Farindola oltre quella dell’emergenza neve in prefettura a Pescara, il rafforzamento delle centrali operative con un altro infermiere e il passaggio da due postazioni del 118 a quattro. Altri fuoristrada nel comune di Penne e due elicotteri con base a Penne e Farindola per l’impossibilità di raggiungere in volo il luogo del disastro. E a questi, subito dopo il recupero, sono stati portati con i fuoristrada i bambini e la mamma liberati dall’albergo sommerso dalla valanga.
“Nonostante tutto abbiamo coperto tutte le esigenze, lasciando indietro solo i codici a bassa priorità – spiega D’Agostino – e a supporto del nostro personale infermieristico rafforzato, c’era anche quello sull’elicottero della Guardia costiera. Si lavora in un fazzoletto di terra e utilizziamo le ambulanze come punto di riferimento ‘fisso’ per non occupare spazi necessari ai mezzi di soccorso con strutture più grandi. Tutto questo con un rischio valanghe di 4 su una scala di 5”.
Sul territorio
Fin qui l’emergenza e l’evidente ruolo chiave degli infermieri e il loro impegno . Ma le zone terremotate e sotto la tempesta di neve sono ampie sul territorio.
Quattro scosse di terremoto tutte superiori a 5 di magnitudo, due metri di neve, a volte anche 3, non sono facili da gestire. Soprattutto quando rimangono intere frazioni isolate, quando manca la corrente, il riscaldamento in alcuni casi e le persone non sanno dove rifugiarsi. A Montereale e nei paesi intorno, ora la gente ha paura. Molti i bambini che hanno avuto crisi di panico e gli ultraottontenni affermano di non ricordare nella loro vita una nevicata così. “Ma gli infermieri ci sono. E sono stati i primi ad intervenire”, afferma Maria Luisa Ianni vicepresidente del Collegio Ipasvi dell’Aquila, che vive e lavora nelle zone colpite dall’ultimo sisma del 18 gennaio.
“Si è riaccesa la paura del terremoto in realtà scatenata nel 2009 da quello dell’Aquila , (paura in realtà mai completamente sopita) e per di più Montereale e le sue frazioni sono a ridosso di Amatrice – spiega Ianni – dove già dall’estate la situazione era difficile. Fortunatamente abbiamo nell’Alta Valle dell’Aterno L’Associazione pubblica assistenza di Montereale gestita proprio da un’infermiera che lavoro presso il pronto soccorso dell’Aquila”.
L’Associazione che è convenzionata con la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila  e gestisce la postazione locale di 118 e garantisce tutto il servizio sanitario per i comuni di Montereale, Capitignano e Campotosto, è subito intervenuta nelle zone di Montereale e dei comuni vicini. E’ la stessa Associazione che ha inviato la prima ambulanza dopo il sisma di Amatrice e che è composta da infermieri dipendenti e altri che svolgono attività di volontariato e da medici ospedalieri.
“Abbiamo molto personale che vive in quelle zone – prosegue Ianni – che si è comunque reso disponibile. C’è stata una vera corsa contro il tempo e, il direttore generale dell’azienda sanitaria Rinaldo Tordera, ha messo a disposizione il distretto sanitario di base che ha ampi spazi, tra cui una palestra dove sono state concentrate le persone che non potevano o non si sentivano di restare in casa. Chi stava male è stato portato in ospedale, è stata evacuata per questioni di sicurezza la locale Rsa e, i 58 anziani sono stati trasferiti presso le strutture convenzionate del territorio, Ex Onpi, Rsa Villa Dorotea, Rsa Fontecchio”.
Gli altri sono stati assistiti dagli infermieri dell’Associazione presso il distretto che ha ospitato fino a 25 persone non completamente autosufficienti nei primissimi giorni o nelle tensostrutture presenti sui territori sin dal terremoto di agosto e ottobre che, tuttavia, hanno in alcune frazioni ceduto sotto il peso della neve.
“In questa situazione – aggiunge Ianni – gli infermieri hanno lavorato e stanno lavorando oltre le loro forze. Non sono tornati a casa, hanno dormito nelle strutture e sul posto quando possibile, per garantire l’assistenza giorno e notte continuativamente. Anche gli altri colleghi hanno dato la loro disponibilità garantendo per quanto possibile, come gli infermieri del distretto la normale attività e i servizi sanitari di sempre tra mille difficoltà. Agli infermieri che prestano servizio in qualità di dipendenti e di volontari dell’Associazione, va un plauso particolare per la forza, il coraggio, la dedizione e la volontà dimostrate. La gestione a tratti difficile e complessa dell’Associazione in quei  momenti è stata resa possibile anche per il contributo dei colleghi che vi prestano servizio e che sono stati presenti sempre sul posto, nonostante le continue scosse di terremoto, non mancano per questo singoli esempi: abbiamo un’infermiera che abitava ad Amatrice che mai è stata assente dal suo posto di lavoro, pur avendo perso casa e molti parenti e amici e che insieme ai colleghi e volontari ha ‘scavato’ con le sue mani notte e giorno  per una settimana, un’altra collega incinta ha prestato il suo aiuto instancabile, altre colleghe hanno messo a disposizione la loro dedizione adattando le risorse alle necessità del momento, la stessa responsabile delll’Associazione, incaricata tra l’altro della gestione sanitaria di tutto il territorio interessato dagli ultimi avvenimenti, ha reso un instancabile servizio di coordinamento e gestione rapportandosi con le istituzioni e coordinandosi con le altre forze presenti e continuando a prestare servizio nella sua sede lavorativa presso il Pronto Soccorso del nosocomio aquilano senza sosta”.
Tra dicembre e gennaio poi, si è costituita in questi luoghi l’Unità complessa di cure primarie dove i medici di famiglia e gli infermieri dell’Associazione presenti sul territorio 365 giorni l’anno, giorno e notte insieme con i medici di continuità assistenziale hanno garantito assistenza 24 ore al giorno.
“L’organizzazione ha sicuramente funzionato tra mille difficoltà, ma – conclude Ianni – in realtà, la carta vincente, quello che ha fatto la differenza, sono state le persone, andate oltre la loro professionalità, dimostrando un’immensa solidarietà e amore per i territori nei quali vivono e lavorano, facendo davvero onore al loro mandato del ‘prendersi cura’”.
Il commento dei presidenti dei Collegi Ipasvi d’Abruzzo
“Nelle ore drammatiche, successive alla terribile tragedia di Rigopiano, gli infermieri hanno affrontato con professionalità, spirito di sacrificio e abnegazione i momenti più difficili dell’emergenza. Hanno dimostrato tutto il loro valore sul campo, quando i soccorritori del 118 hanno lavorato con dedizione totale in condizioni meteo proibitive, dimenticandosi gli orari e i turni di servizio per cercare di salvare le persone intrappolate sotto le macerie. Ma soprattutto sono stati preziosi nelle ore complicate trascorse in ospedale, a Pescara, quando i primi superstiti sono iniziati ad arrivare in ambulanza e tutti noi abbiamo nutrito la speranza di poter vedere in vita il resto degli ospiti dell’hotel”. Così Irene Rosini, presidente del Collegio di Pescara e Coordinatrice infermieristica. della Rianimazione dell’ospedale cittadino, descrive l’impegno profuso da tutti gli infermieri di Pescara, senza distinzione di ruoli o di competenze.
“Tutto il personale – sottolinea Rosini – ha offerto la propria disponibilità a rinunciare ai riposi e alle ferie e a prolungare i turni di servizio. Ci siamo spesi al massimo, dentro e fuori dall’ospedale, e abbiamo fatto tutto il possibile per portare il nostro sostegno assistenziale e psicologico alle persone in difficoltà. Ma il nostro non è stato un impegno anomalo dettato dall’eccezionalità della situazione riscontrata all’hotel Rigopiano. Noi infermieri siamo abituati a lavorare in questo modo: senza pensare a nulla se non al benessere dei nostri assistiti, mettendo da parte ogni cosa che non sia l’emergenza. Abbiamo agito con questo spirito durante il terremoto e nelle altre situazioni difficili che abbiamo vissuto in questo ultimo periodo (allagamenti, esondazioni, neve, terremoto) e lo abbiamo fatto ancora una volta durante la tragedia di Rigopiano. Purtroppo resta tanta tristezza e tanto dolore per tutte le vittime. Volevamo fare molto di più”.
La conferma dell’impegno degli infermieri arriva dal presidente del Collegio di Teramo, Cristian Pediconi. “Molti colleghi – dice Pediconi che svolge la sua attività nel 118 – stanno facendo doppi e tripli turni per coprire l’impegno di chi non ha potuto raggiungere il luogo di lavoro. Anche i neo dirigenti delle professioni sanitarie appena insediati (il 23 gennaio), Giovanni Muttillo e Gaetano Sorrentino lo hanno sottolineato  (VEDI)”.
“Siamo costretti dagli eventi a vivere giorno per giorno per affrontare emergenze nuove. Le persone ci cercano non solo per essere assistite, ma anche per essere rassicurate, ‘coccolate’ direi. Gli manca tutto e molti sono stati trasferiti negli alberghi della costa, dove si sono dovuti spostare per necessità legate alle condizioni avverse anche molti colleghi che la Protezione civile aiuta il più possibile con i suoi mezzi a raggiungere ogni giorno il posto di lavoro”.
“Gli infermieri – afferma Pediconi – sono la prima linea continua di assistenza sul territorio e presto, come tutte le persone coinvolte, avranno bisogno anche loro di un supporto psicologico: ne hanno viste tante, ne hanno passate troppe, ne affrontano ogni giorno anche di più, ma non si arrendono mai”.
“Accanto a una nevicata così che non si vedeva da decenni si è aggiunto il terremoto che ha generato a livello psicologico un ritorno ai ricordi e alle paure del 2009. In tutto questo – conferma la presidente del Collegio de L’Aquila, Santina Calisse – gli infermieri sono rimasti in prima linea per garantire l’assistenza. Si è cercato di evitare di far spostare le persone e si sono rimandati negli ospedali tutti gli appuntamenti ordinari, non solo per evitare disagi a chi lavora nell’emergenza e a chi si sarebbe dovuto spostare, ma anche per lasciare nelle strutture posti letto liberi da utilizzare in caso di necessità legate alle calamità naturali. Tutti gli infermieri sono rimasti nel proprio ambito lavorativo pronti a intervenire in caso di situazioni più gravi e sul territorio sono stati vicini alle persone per aiutare chi aveva bisogno e non poteva lasciare la propria abitazione”.
“Anche i sindaci hanno aiutato, cercando di realizzare ‘luoghi sicuri’ dove far confluire le persone e grazie a questo abbiamo ottimizzato al massimo il lavoro di professionisti e strutture. Anche da noi gli infermieri hanno raddoppiato i turni negli ospedali – conclude Calisse – per dare la possibilità ad altri di restare sul territorio: nessuno dei nostri pazienti è rimasto mai solo”.
“La macchina organizzativa questa volta ha dovuto dividersi tra terremoto e neve. E se il problema dell’organizzazione è stato forte negli ospedali, ancora di più si è fatto sentire sul territorio, dove a causa di una viabilità compromessa, interi paesi sono rimasti isolati. L’assistenza sanitaria è stata a rischio tanto negli ospedali, quanto a domicilio. Gli infermieri, al fine di garantire la continuità assistenziale, hanno dormito nelle strutture, assicurando un’assistenza h24 considerando che, in alcune realtà, anche gli uffici amministrativi sono stati chiusi.
Giancarlo Cicolini, presidente del Collegio di Chieti, racconta così la situazione e le difficoltà che si sono affrontate per garantire l’assistenza.
“Sul territorio, alcuni professionisti, seppur nell’impossibilità di utilizzare i propri mezzi, sono riusciti ugualmente ad erogare le prestazioni a domicilio dei pazienti, arrivando nei luoghi con mezzi di ‘fortuna’, altri hanno dormito nei presidi per garantire assistenza e presenza 24 ore su 24: gli infermieri sono stati e sono tutti in servizio, sempre”.
“La doppia maxiemergenza ha innalzato i livelli di attenzione di strutture sanitarie ed organizzazioni quali il Cives. Quest’ ultimo,  ha supportato la Protezione civile – prosegue Cicolini –  in condizioni critiche, ovvero senza luce per giorni. Accanto a pazienti cronici, anziani e con comorbilità c’erano gli infermieri”.
“Le cose funzionano – conclude – se c’è una macchina organizzativa efficace ed efficiente, e questo si sta dimostrando. A far la differenza è lo spirito di abnegazione delle persone. Gli infermieri lo stanno dimostrando”.

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